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Sulla vicenda di Eluana Englaro si sta giocando una partita molto importante. Berlusconi sta strumentalizzando il caso Eluana e lo scontro con Napolitano per cercare di imprimere una svolta autoritaria in questo paese, smantellando la costituzione e concedendo sempre più poteri all’esecutivo.
Davanti alla crisi, il tentativo del governo è quello di uscirne svoltando a destra.
Al presidente del consiglio, non importa nulla della vita umana: se provasse veramente pietà verso di essa, dovrebbe alzare la voce con uguale forza contro le migliaia di morti sul lavoro o contro l’aggressione imperialista a Gaza che ha portato al massacro di centinaia di palestinesi.
Invece Berlusconi si allea con le forze più retrive di questa società per cercare di far ripiombare la società italiana nel Medio Evo. Con una ignoranza pari solo alla sua arroganza, definisce una persona da 17 anni in stato vegetativo come una ragazza “florida”, che potrebbe risvegliarsi in qualunque momento ed addirittura fare figli…
Chiesa e padroni si trovano dalla stessa parte della barricata: vogliono avere il potere di decidere del nostro destino, dalla nascita alla morte. Vaticano, destra e Confindustria ci impongono la loro idea di istruzione, programmano lo sfruttamento di tutti i giorni nei luoghi di lavoro, e vogliono determinare anche come e quando morire.
Sul campo dei diritti civili il governo vuole imporre a tutti i costi una norma autoritaria che impedisca di decidere liberamente sulla propria vita e sull'intoccabilità del proprio corpo. Il consenso informato, prima, e il testamento biologico, poi, non dovrebbero essere altro che lo svolgimento di questo principio fondamentale, del diritto di ciascuno a governare liberamente il proprio corpo e a vivere dignitosamente secondo la propria misura di dignità, e non secondo quella che il potere e la chiesa ci vogliono imporre. Alla faccia del suo dirsi “liberale”, Berlusconi vuole imporre al paese una legge che limiterebbe gravemente la libertà di ciascuno di noi. L’unica libertà che concepisce, infatti, è quella dell’impresa.
Sul fronte dei diritti nel mondo del lavoro, con la controriforma del contratto nazionale ci vogliono far ripiombare agli anni cinquanta, mirano a isolare e distruggere la Cgil e il movimento sindacale di base, cancellare il diritto di sciopero e ridurre pesantemente il salario. Non si esita a picchiare gli operai che difendono il posto di lavoro, come qualche giorno fa a Pomigliano d’Arco.
Sulla questione “sicurezza”, il parlamento ha appena approvato un decreto che peggiora di molto la legge Bossi Fini, indicando gli immigrati come capro espiatorio di tutti i mali della società. Il provvedimento permette ai medici di violare il giuramento d’Ippocrate: potranno denunciare gli immigrati clandestini. Per il padronato questi ultimi sono solo buoni per essere sfruttati nelle campagne e nei cantieri della penisola.
Sulla legge elettorale, approva con la partecipazione attiva del Partito democratico, lo sbarramento elettorale al 4% alle europee, cercando di tappare la bocca alla sinistra.
Tutti questi attacchi non sono isolati, fanno parte di un unico progetto reazionario. E’ unificando le forze e le proteste in atto che i giovani e i lavoratori potranno sconfiggerlo.
In questo scontro, potremo contare solo sulle nostre forze. Non possiamo certo credere che il Partito democratico possa guidare in maniera efficace la lotta contro questo governo. Oggi Veltroni dice che Berlusconi è un pericolo per la democrazia, ma ieri ha votato la “porcata” sulla legge elettorale, l’altro ieri si è astenuto sul federalismo e la settimana prima diceva che il contenuto dell’accordo separato sul contratto nazionale poteva andare. E domani diversi senatori del Pd, i famigerati “teoodem”, voteranno a favore del decreto “salvaEluana”. Veltroni infatti garantisce su questo tema la libertà di coscienza ai parlamentari del suo gruppo, dimostrando così tutta la sua subalternità.
Oggi la difesa dei diritti civili si deve legare a quella del salario, la lotta contro il razzismo alla salvaguardia di ogni posto di lavoro. Dalla crisi si deve e si può uscire a sinistra.
Le possibilità ci sono tutte, in queste ultime 72 ore a decine di migliaia ci siamo mobilitati e abbiamo espresso forte e chiaro il nostro rifiuto ai disegni autoritari. La mobilitazione deve continuare e le vertenze si devono unificare. Il prossimo venerdì c’è una grande occasione, la sciopero nazionale dei metalmeccanici e del pubblico impiego con manifestazione a Roma, che deve diventare una grande occasione di mobilitazione contro l’offensiva reazionaria delle destre.
Da più parti si invoca l’intervento di Napolitano o della magistratura per fermare il disegno berlusconiano. Pensiamo che questa battaglia non si vincerà a colpi di sentenze dei magistrati o di intervento dal Colle, ma sulla base della lotta di massa, sovvertendo i rapporti di forza, oggi sfavorevoli, esistenti nel paese. Tutte le grandi conquiste democratiche, dal diritto di voto al divorzio fino all’aborto, non sono cadute dal cielo ma sono state strappate all’interno di una lotta più generale che, nel dopoguerra come negli anni settanta, metteva in discussione questo sistema.
Oggi come allora, questo è il compito delle forze di sinistra ed in primo luogo del Partito della rifondazione comunista. Scritto da Roberto Sarti |